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Orgoglio e umiltà di una autocritica con tracce di penombra.
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Se si fosse potuto deprivare il mondo di una campagna elettorale, come quella appena finita, di alcuni valori fondamentali del nostro senso civile quali fiducia, onestà, capacità critica, lungimiranza in uno sviluppo equo della nostra realtà, cosa sarebbe rimasto? Gli echi non ancora estinti dei clamori, ci portano a focalizzare l'attenzione sulle modalità infide di persuasione, messaggi in chiaro e subliminali, martellamenti ridondanti ai confini del sostenibile: certo il risorgimento nazionale ha visto ben altro nel segno della cospirazione, ma i tempi e le necessità erano abissalmente diversi, nonostante ciò qualcuno ha avuto la velleità di riproporli in chiave aggiornata per l'imponenza della posta in gioco, ma soprattutto per la facilità di attecchimento di progetti e promesse in una cultura che bada tanto all'utile e meno allo sviluppo. Alcuni più volte hanno affermato che l'amministrazione principe ha subito forti rallentamenti nel proporre fasi di incremento globale, fondamentali per garantire un minimo di mantenimento sullo "status" raggiunto; altri si spingono oltre, proclamando che, se oggi ci si trova in una condizione oggettivamente catastrofica, il merito spetta a chi ha consentito di scorrazzare senza freni e senza regole inseguendo finalità lontane dalle effettive esigenze del popolo. I paragoni si sprecano, ma quello più aderente pare debba farsi risalire ad un treno deragliato: occorre innanzitutto rimetterlo sulle rotaie, riparare gli eventuali traumi patiti, controllare l' agibilità dei binari ed infine attivare i propulsori per farlo partire. Il compito è decisamente faticoso e richiede molto tempo non tanto per l'immane complessità dell' opera in se stessa, ricevuta in eredità da un corpo operante sull 'utile di settore, quanto per le paventate azioni di disorientamento che potrebbero venire messe in operatività da qualche nostalgico chiamato al congedo, ma pur sempre perseverante ed onnipresente sulla scena. Appare ora più comprensibile la remota volontà di sovrapporre alla purezza d'intenti di energie radianti il desiderio di offrire continuità operativa con volti nuovi, in unione alla certezza che molte delle ultime disubbidienze alla rettitudine, ravvisate dai cittadini, potessero ancora per un po' esistere in uno stato di quiescenza. Al Popolo non rimane che restare fiducioso in una forte spinta al ricupero di quei valori in cui tutti vorremmo riconoscerci, magari prendendo lo spunto da un pensiero di Kennedy: Prima di chiedere cosa farà il Comune per Noi, domandiamoci cosa faremo Noi per il Comune.
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Inviato da : Simpatizzanti_sito
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Visti dall' esterno in emergenza etica.
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L'illusione del raggiungimento del successo con buone probabilità, ha innescato nell'animo di molti candidati e di tanti fedelissimi sostenitori, stati di euforia collettiva capaci di attrarre e coinvolgere nel proprio vortice anche i più indecisi fino all'ultimo momento; ha pure avuto la paternità di ingenerare nelle coscienze dell' altro schieramento momenti di profonda incertezza che in qualche modo pare abbiano accarezzato fisionomie di depressione "ante voto". La campagna pubblicitaria, dispensata con accortezza e prodiga di immagini e contenuti di programma, ha svolto un ruolo importante, forse non decisivo, eppure l'impegno ingegneristico, la vigoria di persuasione e l'impiego di valuta avrebbero potuto offrire un risultato più rassicurante. Così non è stato: si rimanda al mittente la non completa riuscita; la cittadinanza, abituata da sempre, a considerare i propri figli col grigiore nei capelli, ma anche per pacatezza, esperienze di vita e calma riflessiva, forse non se l'è sentita di tuffarsi verso un cambiamento annunciato, rispolverando il vecchio motto "chi lascia la strada. . . . . . . . .." e non hanno pienamente giovato le azioni di sostegno dei consumati Delfini. Nel nostro Paese, esiste una molteplicità di voci ed una complessità di dinamiche che richiedono grande attenzione interpretativa e sforzi non comuni: i neo eletti sono a conoscenza di questo e tutti coloro che hanno riposto fiducia e no, ora attendono risposte esaurienti sorrette da una Opposizione dialogante e costruttiva per il bene comune nel senso di sviluppo, vivibilità e cultura diffusa. Con gli auguri di rito per Eletti e non Eletti, è sperabile che tutti contribuiscano in modo eccellente al progresso esemplare e duraturo della nostra realtà. Numericamente i consensi hanno fatto il loro dovere di promozione, ma il vero aspetto vincente è stato visto nell'infedeltà, nelle promesse e nelle modalità valutative che taluni elettori hanno sbandierato per potersi ritagliare un piccolo punto di appoggio sul pilastro vittorioso: un "doppio giochismo" ricorrente in questi eventi, che dimostra come l'aspetto del profitto possa disturbare quello della coscienza e della cultura. Ricorrere a queste due voci nell'immediato futuro deve essere un impegno per consegnare ai futuri cittadini strumenti critici di ottima levatura che caratterizzino il risorgimento della nobiltà di spirito e della autonomia di pensiero unitamente ad una crescita del carico formativo.
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Inviato da : simpatizzanti_sito
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Iperbole di una rincorsa: inclinazioni all' orticello tra miraggi e deliri.
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Qualche volta ci siamo indignati leggendo nei reportage di altri Paesi frasi tipo "l'interesse dei privati arriva prima del bene comune", i cronisti si fanno largo puntando il dito sui settori nevralgici che muovono lo sviluppo e richiamano alla memoria personaggi che in qualche modo vi appaiono inseriti. La notizia ci appare subito veritiera anche perché ognuno di noi ritiene di essere un profondo conoscitore dell' altrui animo umano, dalle elevazioni celestiali alle bassezze più ignobili, ma ci appare anche molto lontana dal nostro mondo intriso di sorrisi, giovialità e lavoro nonché correlato da una fitta rete di parentele di consanguineità o acquisite: si ha quasi la certezza che i nostri percorsi di vita e di speranza siano contornati dagli alberi della purezza e dai fiori della lealtà.. Ma il sogno è destinato a svanire lasciandoci nella certezza che anche noi potenzialmente abbiamo l'opportunità di ritrovarci nella modalità espressa in apertura soprattutto ascoltando qualche battuta di alcuni sostenitori dell'una o dell'altra Compagine in lizza: saranno pure malelingue, ma non esistendo forme di smentite categoriche, anche le illazioni potrebbero assumere connotati di verità. Sulla scia del supporto persuasivo stanno comparendo figure determinate a sostenere magnificamente il proprio nume tutelare: il mecenate, il galoppino, il dispensatore di promesse, il detratto re non bene informato: parte dell'elettorato comunque corre ai ripari difendendo le proprie scelte e la propria intimità con sorrisi confortanti, irradiati indistintamente a testimoniare comportamenti "double face" mirati ad accomodare qualunque sgradevole situazione o sconquassare i rapporti dei sondaggi. Che la gara stia assumendo fattezze di scontro aperto, in termini civili per intenderci, lo si desume anche dalla ricerca spasmodica dell' elettore incerto e non schierato, da parte di parenti e sostenitori improvvisati, ma sicuramente pressanti: la posta in gioco appare grande, molto grande, nessuno può permettersi di farsi sfuggire di mano una opportunità di questa portata. Il Cittadino privo di interessi correlati alla realizzazione dell'uno o dell'altro programma attende che dopo l'esito finale non si pretenda la puntualità di un cronografo elvetico nell' applicazione dello stesso, si faccia almeno riferimento alla meridiana celtica, ugualmente perfetta ma con fisiologia e scansione dei tempi più vicine alle esigenze umane.
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Inviato da : simpatizzanti_sito
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I dannati della terra
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A guardare i balletti di bei propositi che si susseguono nelle televisioni di tutto il mondo sull'enorme problema del rincaro dei generi alimentari e sulla relativa ricaduta in termini di fame nel mondo, c'è da rimanere trasecolati. Le soluzioni proposte sono poche, e in maggioranza fanno capo a dotare di più risorse gli organismi internazionali che elargiscono aiuti, la Fao (che in questi giorni è riunita a Roma) in testa. Come se un problema come quello dei prezzi del cibo e della relativa disponibilità si potesse risolvere con gli aiuti alimentari, o se è per questo anche con aiuti economici generici. Ciò che è chiaro, invece, è che, nei singoli paesi, nessuno ha voglia di prendersi le proprie responsabilità: i paesi avanzati, che continuano a sostenere i prezzi di molti prodotti per fare guadagnare i propri farmer (pensiamo all'UE e agli Usa); i paesi produttori di petrolio che massimizzano i prezzi del greggio, facendo aumentare i prezzi dei carburanti che rappresentano una quota non piccola dei prezzi di produzione dei cereali; i paesi, come il Brasile, che negano che produrre biofuel abbia a che fare con i rincari; i paesi emergenti, come Cina e India, che non vogliono sentire parlare di proprie responsabilità perché (giustamente, da loro punto di vista) difendono i maggiori consumi e le maggiori importazioni in termini di sviluppo nazionale. Insomma, chi resta come al solito con il cerino in mano sono quei 900 milioni di persone che, nel mondo di oggi, vivono con meno di 2 dollari al giorno, e qualche volta meno di 1, che non riescono ovviamente a procurarsi abbastanza da mangiare, figurarsi se possono pensare a mandare i figli a scuola, a curarsi e farli curare, a concepire qualche attività economica che non sia di pura sussistenza. Eppure, le cause di questo disastro annunciato sono note e ampiamente ripartite. Solo che nessuno si vuole prendere le proprie responsabilità, e l'oscenità della fame nel mondo continua a imperversare. L'unica, magra, consolazione è che - secondo i rapporti delle grandi agenzie internazionali - nei prossimi due-tre anni i prezzi dovrebbero ridursi, almeno in parte e se non si avranno sconvolgimenti climatici di rilievo. Ma anche una riduzione del 20% dei prezzi internazionali potrà fare poco per alleviare i problemi della parte più povera del mondo, i "dannati della terra" di cui parlava cinquant'anni fa Frantz Fanon, che non hanno bisogno solo di aiuti alimentari per sopravvivere un po' più a lungo, ma di strategie di crescita nelle quali inquadrare un proprio dignitoso lavoro, che consenta di procurarsi gli alimenti di cui necessitano, oltre che le altre condizioni di base per una vita decente. Per questo occorrerà aspettare ben di più, se è vero che la crisi alimentare di oggi imporrà un rinvio dal 2015 al 2050 degli obiettivi di sviluppo che l'Onu si era data nel 2000. Il paradiso può attendere. di Enrico Sassoon
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Inviato da : altri_siti
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LA MEMORIA CORTA E LE CAMBIALI DI BOSSI!
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«Voi che vivete sicuri Nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera Il cibo caldo e visi amici: Considerate se questo è un uomo Che lavora nel fango Che non conosce pace Che lotta per un pezzo di pane Che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una donna, Senza capelli e senza nome Senza più forza di ricordare Vuoti gli occhi e freddo il grembo Come una rana d'inverno. Meditate che questo è stato[…]>> (Da “Se questo è un uomo”, Primo Levi) Eccolo là, un nuovo barcone, l’ennesimo, col suo carico di prigionieri, moderne anime dannate traghettate al di là del fiume Acheronte. Non più viaggi di speranza, ma verso una nuova Auschwitz. Non più approdi sicuri, ma un nuovo inferno, l’ennesimo, chiamato Italia. Dalla riva le grida di un sorvegliante, chiamatelo Caronte, chiamatelo “Governo Berlusconi”, o come più vi piace: "Guai a voi, anime prave" Centri di accoglienza? Inferno dantesco? Lager nazista? Che fine ha fatto il bel Paese? Che fine ha fatto quella grande Proletaria cui il Pascoli inneggiava nel 1911, allorché flussi di lavoratori Italiani, “che in Italia erano troppi e lavoravano per troppo poco” emigravano alla volta della Libia, nella presunta prospettiva di ricchezza offerta da quella regione? Vergogna, signori politici, vergogna! Il disegno di legge delega Amato - Ferrero per la modifica della disciplina dell’immigrazione e delle norme sulla condizione dello straniero, approvato in via definitiva dal precedente Governo Prodi il 28.06.2007, prevedeva addirittura l’esclusione della punibilità per i reati e le infrazioni relative alla condizione di soggiorno illegale, per mancata ottemperanza all’ordine di espulsione, commessi dallo straniero in condizioni di assoggettamento alla violenza e al grave sfruttamento… condizioni che ricorrono nella maggior parte dei casi. La disciplina dell’immigrazione e sulla condizione dello straniero era stata ridisegnata con la legge Bossi – Fini già nel 2002. L’allontanamento coattivo dello straniero dal territorio dello Stato esiste già nel nostro ordinamento come misura di sicurezza personale non detentiva, ove ricorrano un’accertata pericolosità sociale del soggetto e una condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a dieci anni, salvo diversa previsione legislativa. La trasgressione all’ordine di espulsione con un ritorno abusivo nel territorio dello Stato esiste anch’essa nel nostro ordinamento e configura un’autonoma figura di reato, ridisciplinata nelle sue forme nel novembre del 2004. …Ma fingiamo di essercene dimenticati: in barba a Shengen, che ci aveva resi ancor più “cittadini” liberi di circolare in una comunità sovrastatale; in barba alle interpretazioni della Corte di Giustizia Europea, che solo dinanzi ad una minaccia effettiva e abbastanza grave per uno degli interessi fondamentali della collettività paventava un ordine di espulsione. Fingiamo di non aver sottoscritto nulla a Napoli lo scorso 21 maggio, rinneghiamo pure quanto concordato con il collegio dei Ministri… Che strano, però! Eravamo tutti convinti si parlasse di una nuova figura delittuosa, ma da qualche giorno si sente parlare di “circostanza aggravante”… Ripensamenti? Reminiscenze? O solo una coscienza sopita, ridestatasi all’improvviso al suono delle urla di quei disperati sul barcone, vittime di riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù, vittime di tratta, vittime di violenza o grave sfruttamento, che ancora aspettano un’adeguata tutela e la garanzia del loro accesso a quei “diritti innati dei quali, all’atto di costituirsi in società, non possono per contratto privare se stessi né la propria posterità; e questi diritti sono il godimento della vita e della libertà, con i mezzi di acquistare e possedere beni in proprietà e la ricerca ed il conseguimento della felicità e della sicurezza” [cito testualmente la Dichiarazione dei diritti della Virginia del 12.06.1776]? Arbeit Macht Frei (Il Lavoro Rende Liberi): così sul cancello d’ingresso ad Auschwitz, così nel testo della Bossi – Fini, che vincolava il rilascio del permesso di soggiorno al possesso di un contratto di lavoro legale, dignitoso e giustamente remunerato, tale da garantire allo straniero i mezzi di sostentamento per tutta la durata del suo soggiorno in Italia. Il possesso di un lavoro legale diveniva mezzo di redenzione per quella moltitudine anonima che, silenziosa e nella clandestinità, varcava sistematicamente la frontiera italiana. Fingiamo di aver dimenticato anche questo! Tuttavia, non fingiamo stupore sotto gli strali che ci pioverrano addosso da tutta Europa! Non fingiamo incredulità dinanzi alle accuse di xenofobia già rivolte al nostro Paese! Avevamo le leggi! Avevamo gli strumenti! Avevamo le idee giuste! Vergogna! Vergogna, signori politici! Vergogna, signori elettori, che abbiamo contribuito tutti a questa immagine internazionale del nostro Paese! Dalla costa italica giungono nuove grida di quel sorvegliante, chiamatelo Caronte, chiamatelo “Governo Berlusconi”, o come più vi piace: "Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate" Artemysia
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Inviato da : artemysia
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